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CENNI SUL TANGO
Genere musicale e danza popolare in ritmo 2/4 o 4/4. Fortemente influenzato dalla habanera cubana e dal candombe uruguayano, il tango nacque verso il 1880 nella regione del Rio de la Plata, in particolare nei quartieri di periferia di Buenos Aires e Montevideo popolati da immigrati italiani, spagnoli e africani. Milonga e vals criollo appartengono al repertorio di forme musicali tradizionali del tango.

UN NOME DALLE ORIGINI INCERTE
Esistono diverse ipotesi circa la derivazione del termine “tango”. La più accreditata è quella secondo cui le sue radici sono africane, strettamente legate alla tratta degli schiavi. In alcune lingue dell’Africa la parola tango definiva infatti il luogo in cui gli schiavi venivano raccolti prima di essere imbarcati. Con tangomao si indicava “un uomo che commercia con i neri”. Per estensione, in America vennero chiamati tangos i locali di ritrovo dei neri e, in seguito, la musica che vi veniva eseguita.


GLI ESORDI E LA GUARDIA VIEJA
I primi tanghi, privi di autori riconosciuti, erano mere compilazioni di melodie folcloristiche, talvolta corredate da testi di tono gioioso e licenzioso. Il primo tango d’autore, “El Entrerriano” venne composto da Rosendo Mendizábal nel 1896. Le prime formazioni orchestrali di tango erano costituite da piccole orchestre di tre o quattro strumenti facilmente trasportabili; il trio flauto, arpa e violino venne ben presto sostituito dal trio bandoneón, chitarra e violino. Agli inizi del XX secolo il pianoforte si sostituì alla chitarra, inagurando così la formazione strumentale classica dell’orchestra da tango. Tra i maggiori autori del primo periodo del tango, convenzionalmente denominato Guardia Vieja (“vecchia guardia”) e compreso indicativamente tra il 1900 e il 1920, si ricordano Angel Villoldo, Roberto Firpo e Francisco Can

IL TANGO VARCA L’OCEANO
Intorno al 1910 il tango approdò e iniziò a diffondersi con grande successo negli Stati Uniti e a Parigi, da dove si propagò poi nel resto d’Europa. Divenne ben presto una danza alla moda e subì una sorta di deformazione e cristallizzazione delle sue forme originarie, iniziando a essere eseguito con passi rapidi, movimenti a scatto e figure fisse. La fama raggiunta dal tango tra il 1913 e il 1939 suscitò l’interesse di molti compositori dell’epoca, tra cui Igor Stravinskij, Ernst Krenek, Morton Gould e Kurt Weill.

L’EPOCA D’ORO DEL TANGO
Nei primi anni del XX secolo il tango si diffuse anche tra le élite di Buenos Aires, conquistando le platee dei cabaret e dei teatri. Nacquero le prime orchestre stabili, solitamente sestetti, con bandoneón, violini, pianoforte e contrabbasso. Musicisti più abili e compositori più raffinati, come Julio de Caro e Osvaldo Fresedo, lo rimodellarono e lo modernizzarono, dando vita alla cosiddetta Guardia Nueva (“nuova guardia”). La diffusione del grammofono, nonché la possibilità di cantare nei teatri o alla radio, favorirono la comparsa della figura del cantante di tango, il più celebre dei quali rimane Carlos Gardel. Per soddisfare la domanda di tango cantato emersero i primi parolieri di grande levatura (molti dei quali di origine italiana), quali Enrique Santos Discépolo, Homero Manzi, Enrique Cadicamo e Pascual Contursi.

LA GUARDIA NUEVA E LA VANGUARDIA
Anche grazie all’enorme successo riscontrato in Europa, il tango conobbe una fase di modernizazzione che modificò in maniera sostanziale sia la musica che i testi degli anni Quaranta. Tra i compositori e i direttori d’orchestra di quest’epoca primeggiarono Osvaldo Pugliese e Carlos di Sarli (che avevano iniziato a comporre già negli anni Venti), Aníbal Troilo e Alfredo Gobbi. Le orchestre favorirono la nascita dei primi estribillistas (cantanti che eseguono unicamente il ritornello): tra questi, mitica rimane la figura di Roberto Goyeneche. Verso la metà degli anni Cinquanta prese vita un movimento cosiddetto di avanguardia, che trovò il suo massimo esponente in Astor Piazzolla. Fortemente influenzato da grandi maestri della musica colta, come il già citato Igor Stravinskij e Béla Bartók, egli introdusse nel tango moderne armonie dissonanti, ritmi non tradizionali e l’improvvisazione mutuata dal jazz.

IL TANGO-DANZA
Il tango come danza prese vita nelle strade, nei locali di periferia e nei postriboli delle capitali rioplatensi, dove si raccoglieva la popolazione di immigrati giunti nel nuovo continente negli ultimi decenni del XIX secolo. Il ballo si diffuse inizialmente tra gli uomini. Era infatti considerato immorale se ballato in pubblico da coppie miste, anche per l’evidente allusione all’atto sessuale: la coppia danza infatti abbracciata, solitamente guancia a guancia, molto unita nella parte superiore del corpo, mentre la parte inferiore esegue una serie di passi e figure in cui sovente le gambe e i bacini finiscono con l’essere a stretto contatto. Tratto distintivo del tango-danza è la combinazione di passi e figure improvvisati dalla coppia di ballerini, che danno vita a una coreografia strettamente ispirata dalla musica. Tra i più celebri ballerini della storia del tango si cita Benito Bianquet (1885-1942), noto come “El Cachafaz”.

LE PAROLE DEL TANGO
Nato come musica da ballo, il tango si arricchì ben presto di testi destinati a diventare parte indissolubile della forma musicale che ne è all’origine. Sovente giocosi e picareschi agli esordi, negli anni Venti e Trenta i testi dei tanghi inziarono a ruotare attorno ad argomenti-chiave quali la famiglia, la figura mitizzata della madre, la vita dissoluta e lasciva dei cabaret, la faticosa realtà dell’emigrato, la nostalgia per la patria e l’amore lontani. I testi dei tanghi della cosiddetta “epoca d’oro” sono invece intrisi di malinconia e di fatalismo, evocano le pene e le gioie d’amore, le speranze, i ricordi e la vita di marginalità delle modeste classi rioplatensi. I testi attingono a fonti diverse, tra cui le poesie scritte in lunfardo, gergo delle periferie rioplatensi di marcata derivazione italiana. Tra gli scrittori che hanno dedicato pagine significative della loro produzione al tango si citano gli argentini Evaristo Carriego (1883-1912), Jorge Luis Borges, Julio Cortázar e Osvaldo Soriano.

IL TANGO NEL CINEMA
La fortuna del tango nella storia del cinema risale agli anni Venti del XX secolo, in coincidenza con il suo successo tra le élites europee. Numerosissime le pellicole in cui grandi attori si esibiscono in tanghi più o meno correttamente eseguiti, o in cui il tema del tango funge da pretesto narrativo. Tra le pellicole di maggior rilievo ispirate direttamente al tango si citano: Tangos - L’esilio di Gardel (1985) e Sur (1988) di Fernando Solanas, Lezioni di tango (1997) di Sally Potter e Tango (1998) di Carlos Saura.

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